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L’arte Delle Parole – Intervista A Daniele Tozzi Aka Pepsy

Quando le parole si uniscono tra loro possono fare molto di più, giocano e si dispongono per dar vita ad un qualcosa che oltre al valore comunicativo abbia anche un senso estetico: il calligramma. La lettera diviene perciò il mezzo per creare una forma d’arte e si genera un mix perfetto tra impaginazione dello scritto ed effetto visivo.

Chi ha detto che un testo scritto deve necessariamente avere solo un valore comunicativo?

Daniele Tozzi è un artista romano che ha fatto di questo strumento il suo principale espediente espressivo; dopo aver realizzato per lungo tempo graffiti con lo pseudonimo di Pepsy si è poi avvicinato al mondo della grafica e dell’hand lettering. Lo studio della lettera è sempre stata perciò una costante che lo ha accompagnato e lo accompagna tuttora nel suo percorso creativo.

A qualche settimana dalla chiusura della sua prima mostra personale, “Word Play”, tenuta nella Galleria Varsi di Roma, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere meglio tutta la sua opera.

Cresciuto nel boom della cultura hip-hop italiana, il tuo percorso artistico prende avvio dal campo del writing arrivando a sfociare in questi anni nel graphic design. In che modo perciò si è sviluppata la tua formazione?

Diciamo che devo tutto al writing, tutto è cominciato nei primi anni del liceo dove mi sono avvicinato alla cultura hip-hop, scegliendo il writing come mia forma d’espressione preferita. Ma devo anche ammettere che la comunicazione visiva mi ha affascinato sin da piccolo, tutt’oggi non riesco a cambiare canale se c’è la pubblicità in tv. Quindi diventare grafico è stato uno sbocco naturale nel corso della mia vita, anche se separo nettamente il lavoro (attualmente per un marchio d’abbigliamento) e la passione per la scrittura.

Pepsy e Daniele Tozzi sono due persone diverse? Quanto ha influito o influisce ancora il background culturale e artistico di Pepsy nella tua attuale produzione?

Si, sono due faccie della stessa medagliaPepsy è il mio lato sinistro, dove ho tatuaggi e piercing, Daniele invece è tutto pulito. Daniele di giorno, Pepsy di notte. Anche se attualmente ho abbandonato la tag per le mie produzioni in galleria e su tela, l’influenza c’è sempre. Il writing ti lascia la voglia di sperimentare, di giocare con lettere, ti fa crescere vedendo luoghi e vivendo situazioni che una persona normale non potrebbe vedere, tutto questo ti rimane. Sfide con le lettere che poi si riversano nelle mie tavole di calligrafia e lettering.

Utilizzi una tecnica espressiva abbastanza singolare come quella del calligramma in cui ti trovi a dover lavorare nello stesso momento con testo ed immagini. Nel tuo caso sono le parole a dar vita alla forma o la forma che segue le parole stesse?

Il calligramma per me è il mix perfetto tra grafica, nel senso di impaginazione del testo e scrittura a mano libera. Esiste in ambito grafico e letterario da oltre 200 anni, uno dei precursori fu Apollinaire che amava scrivere versi dandogli una forma. Io ne faccio un uso più moderno, legato alla grafica. La maggior parte delle volte l’immagine viene fuori dal testo, uso spesso citazioni di canzoni della musica che ascolto e le canzoni proiettano spesso immagini nella mente. La cosa più difficile è poi trovare i caratteri giusti che rendano al meglio la forma dell’oggetto o meglio ancora che contestualizzino il testo stesso. Un carattere gotico avrà un impatto visivo nettamente differente da un carattere anni ’30 graziato.

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