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BANKSY. THIS IS NOT A PHOTO OPPORTUNITY

Dal 19 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019 Palazzo Medici Riccardi sarà visitabile la mostra BANKSY This is not a photo opportunity, a cura di Gianluca Marziani e Stefano S. Antonelli, promossa e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, con il patrocinio di Firenze Città Metropolitana e il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di Mus.e.

Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo viso, non esistono foto che lo mostrino: eppure BANKSY esiste in maniera dirompente attraverso le sue opere di inaudita potenza etica, evocativa e mediatica. Originario di Bristol, genericamente inquadrato nei confini della Street Art, Banksy rappresenta il più grande caso di popolarità per un artista vivente dai tempi di Andy Warhol.

Tra il 2002 e il 2009 Banksy pubblica 46 immagini su carta che vende tramite la sua “print house” Pictures On Walls in Commercial Rd. (Londra). Si tratta di immagini che riproducono alcuni tra i suoi famosi interventi stradali, documentando opere che sono diventate “affreschi popolari” ma che spesso sono state rimosse o rubate o semplicemente consumate dal tempo. La mostra di Firenze nasce da una rigorosa selezione con le migliori 20 immagini finora prodotte, quelle che hanno decretato il successo planetario di un artista tra i più complessi, geniali e intuitivi del nostro tempo.

Banksy preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol con il suo approccio seriale e l’uso metodico della serigrafia. A conferma di un legame quasi ereditario arriva, nel 2007, la mostra londinese “Warhol vs Banksy” al The Hospital in Covent Garden, prodotta da Banksy in persona. Come è stato ribadito da molte firme internazionali, Banksy rappresenta la miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha fuso assieme la moltiplicazione seriale, la cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta e gli approcci del tempo digitale.

Gianluca Marziani: Banksy, come fosse un Umberto Eco che ha scelto la strada al posto delle aule universitarie, somatizza le molteplici contraddizioni semantiche del nostro tempo. In un’epoca dove analogico e digitale convivono per ovvie ragioni, dove la tecnologia velocizza i tempi ma cambia i parametri vitali, dove la Democrazia traballa in mille modi, in un mondo del genere ecco un autore che fa implodere i codici del narcisismo (la peggior patologia collettiva dei nostri giorni), restando invisibile ma lavorando su strade e luoghi pubblici, sgretolando con ironia i poteri forti, inventando icone urbane che somatizzano i nodi lampanti di questo millennio. 

A Palazzo Medici Riccardi ci saranno le sue immagini più celebri, quelle che si sono guadagnate altissima popolarità attraverso la condivisione sui social media. Tra queste la serigrafia che raffigura una delle sue immagini più famose, quella della bambina con un palloncino rosso in mano (Balloon Girl), proprio in questi giorni al centro dell’attenzione mondiale per la sua clamorosa autodistruzione avvenuta subito dopo essere stata battuta all’asta per oltre 1 milione di euro.

È un immaginario semplice ma non elementare quello di Banksy, perfetto per tempi e modi di produzione, confezionato per la comunicazione di massa: un nucleo di messaggi immediati che, affrontando i temi del capitalismo, della guerra e del controllo sociale, mette in scena le contraddizioni e i paradossi del nostro tempo. Per la prima volta una mostra esamina e analizza le immagini originali di Banksy all’interno di un quadro semantico esaustivo che ne veicoli origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi, implicazioni e piani di pertinenza. A completamento del percorso espositivo, il pubblico avrà a disposizione un’infografica sulla cronologia dell’artista, ampie schede storiche sulle opere con documentazione fotografica, i “black books” originali, poster originali di sue mostre, banconote contraffatte e una selezione di video.

Stefano Antonelli: Sostiene Alvin Gouldner che libri e i giornali hanno favorito la nascita delle ideologie, ovvero la nascita di un discorso razionale sulle idee. Radio, Tv e Cinema, invece, hanno avviato il declino di questo discorso, trasportando lo spazio di elaborazione dal simbolismo concettuale del leggere al simbolismo iconico del guardare. In questa prospettiva Banksy avvia la sua produzione che sfrutta il potere persuasivo, pedagogico, propedeutico, critico ed ermeneutico dell’immagine per attivare un pensiero critico e popolare da lui stesso definito “entry-level”. Il lavoro dell’artista sembra entrare in tensione sul piano polarizzato sul quale opporre immagini di produzione artigianale (B. Groys) al flusso soverchiante di immagini industriali (la pubblicità), utilizzando la cifra del “détournement” situazionista, attraverso un potente strato di tipico “british humor”, pratica che lui stesso battezzerà come “Brandalism”.

Catalano nato in Guinea Equatoriale nel 1954, Sergi Barnils vive e lavora a Sant Cugat presso Barcellona.

Le sue opere sono molto apprezzate dal pubblico e dalla critica oltre che in Spagna, in Germania e in Italia dove è presente dal 1995. Dopo un lungo apprendistato in cui si è confrontato con le maggiori correnti dell’arte contemporanea, è approdato a una personalissima sintesi tra i colori e le suggestioni della tradizione catalana e una pittura primordiale carica di segni e visioni. L’iniziale amore per il paesaggio ha lasciato i modi descrittivi della rappresentazione per diventare pura sintesi spaziale attraverso un segno deciso e penetrante, sottile e incisivo. Il disegno dialoga con la pittura, la geometria si sposa con le stratificazioni della materia, e le immagini per quanto astratte sono legate al divenire della vita ed esprimono la ricerca della gioia e della bellezza.

GIULIA BERNARDELLI, in arte BERNULIA è cresciuta nella libreria e galleria d’arte di famiglia, dove fin da bambina ha respirato la bellezza e la poesia che solo l’arte sa comunicare. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e da lì in poi, il fascino dei colori, delle forme, dei dettagli e delle composizioni che celebrano la bellezza in un attimo, sono diventate il suo mondo e il suo modo di guardare le cose. Lo scopo delle sue opere è quello di rimandare a una “magia autocreata”, che racconti a ogni gesto creativo una nuova storia. Sono famose le sue immagini create ad esempio col caffè o col miele, che lei realizza non su fogli o tele, ma sul tavolo stesso, dando vita a piccole opere d’arte effimera, che contengono mondi e racconti pieni di poesia.

Il suo segreto? “Sono innamorata di una quotidianità magica, dove le cose più semplici nascondono storie incredibili”.

Ironica, curiosa, è sempre pronta a nuove sfide creative per esprimere concetti diretti riuscendo a trattare le tematiche protagoniste dell’attualità.
Diverse le collaborazioni con importanti testate italiane ed estere come The Washington Post, Science Magazine, Scientific American, De Volkskrant, Politico, Corriere della Sera.

Prestigiosa firma del mondo dell’illustrazione, Lido Contemori pubblica i primi disegni nel 1975 sulla rivista satirica Ca Balà e successivamente su Linus, Guerin Sportivo, Radiocorriere TV, Gazzetta dello sport.

Nel 1980 inizia a pubblicare sul Satyricon, inserto settimanale de La Repubblica. Dopo dieci annidi Satyricon, sempre su Repubblica, è la volta di Mercurio, inserto culturale e poi delle illustrazioni per il Venerdì e per le pagine regionali del giornale. Ha all’attivo una decina di anni di disegni per il quotidiano ligure Il Secolo XIX.

Negli anni novanta collabora con la trasmissione TV Galagoal di TMC, con Vivimilano del Corriere della Sera e con l’edizione italiana di Playboy. I suoi lavori appaiono anche su alcuni quotidiani del gruppo Espresso: Il Tirreno, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, e sulla rivista letteraria Il Caffè Illustrato.

Altre collaborazioni recenti: Il Caffè, settimanale della sviz- zera italiana, Il Male diretto da Vauro e Vincino, L’Informatore e Liberetà, mensili. Ha illustrato libri per Feltrinelli, Guaraldi, Hoepli, Laterza, Donzelli. Mostre in Europa, USA, Canada e Giappone. Ha vinto il Premio Satira di Forte dei Marmi nel 1998 e Eurohumor nel 2003.

Nasce nel 1961 a Milano, diplomato all’Istituto Europeo di Design, le sue esperienze negli anni ‘80 si dividono tra agenzie pubblicitarie e l’attività del padre, avvicinandolo al mondo dell’antiquariato e del restauro.

La sua passione più grande rimane però, la pittura, che lo accompagna nella sua  crescita artistica, spaziando dal figurativo all’astratto, fino a trovare un equilibrio in quelle che sono le sue opere più recenti.
L’influenza della pop art nei suoi ultimi lavori, è chiaramente riscontrabile, diventando omaggio alla quotidianità di un passato tranquillizzante e sereno, in cui i personaggi del Carosello, i marchi storici, i prodotti, gli slogan e i fumetti, icone di un consumismo agli albori, riprendono vita, su tele intonacate con stucchi e cementi, come dolci ricordi mai sopiti, di chi allora era bambino. Lorenzo Crivellaro espone in diverse gallerie, ha partecipato a mostre ed eventi ed è autore di un’opera pubblica inaugurata nel 2013 a San Giuliano Milanese.

Artista italiano di respiro e formazione internazionale, vive e lavora a Milano dopo intense esperienze professionali in USA dove per un periodo vive, insegna, e produce grandi opere, così come, successivamente fa a Parigi.

La sua ricerca artistica dura da oltre 30 anni, si basa sulla figura stilizzata dell’uomo, sull’equilibrio del rapporto tra società e individuo, sul continuo sforzo che quest’ultimo affronta nel cercare mete e obiettivi sempre più audaci.

Davvero innumerevoli le sue esposizioni e le realizzazioni di grandi opere per enti pubblici e privati che fanno di lui uno fra i più importanti scultori Italiani contemporanei.

MASSIMO FALSACI è nato a Cannobio (VB) nel 1974 e compie studi d’indirizzo umanistico.

Il suo linguaggio artistico, iniziato alla fine degli anni ‘90, parte dall’espressività fumettistica ed editoriale affinata, nelle tecniche e nella soggettivistica, con l’illustratore Karel Thole. E’ solo però a partire dal 2000, quando frequenta la scuola milanese di pittura di Gianna Berrettini, che la personale esigenza sperimentale prende piede; Falsaci sperimenterà infatti tutte le diverse tecniche pittoriche: olio, acrilico, acquerello, gessetti, sanguigna e carboncino, arrivando a prediligere il connubio immagine digitale-acrilico.

Inizialmente legato al filone della Nuova Figurazione, i suoi lavori hanno sviluppato una rielaborazione asettica dell’immaginario contemporaneo, prelevato dal vivere metropolitano e dalle figure massmediatiche quotidiane.

Attraverso le sue opere, Falsaci si propone quale interprete-intermediario dell’evoluzione sociale: se da un lato, il giovane artista, calato concretamente nella modernità, vive in prima persona il cambiamento comunicativo della nostra epoca, dall’altro, proprio come un antico bardo medievale, è capace di trasmettere alla collettività le sfumature più nascoste di questo nostro frenetico mondo, spesso sconosciuto ai più.

Francesco Faravelli è nato a Milano nel 1970, ha avuto una formazione scolastica di tipo tecnico.

Dopo anni di esperienza in grandi aziende si avvicina per passione al mondo della ceramica.

Frequenta dapprima la bottega di un ceramista e scultore a Varese, poi si iscrive ad un corso per ceramisti organizzato dall’Unione Europea. Qui viene subito alla luce un particolare interesse per la tecnica Raku. Partecipa a diverse mostre e nel 2002 espone le sue opere presso lo stand B&B Italia al Salone del Mobile di Milano in collaborazione con Studio Collage.

Nello stesso anno, crea prima una collezione di gioielli per Dolce e Gabbana, e poi un progetto per l’Institute of Modern Design di Stoccolma.

Ha vinto il terzo premio al Mia, Mostra Internazionale Arredamento (Monza-2004) e nello stesso anno è stato selezionato per partecipare a una mostra d’arte collettiva di ceramisti Raku.

Nel 2004 spot TV e rassegna stampa con Le Fablier a Villaerba (CO).

Nel 2005 Mostra personale presso Pappafood – sede Mediaset (Cologno Monzese)

Nel 2005 incontra Paolo Guadalupi durante la creazione dello stand per Maison & Object a Parigi.

Federico Landini è un designer italiano che lavora nell’ambito della brand identity e della tipografia.

Un font creato utilizzando Microsoft Excel 97 e un display font Didone intitolato a suo padre sono alcuni esempi delle sue produzioni pubblicate a livello internazionale. Dal design della singola lettera a scopi illustrativi, alla creazione ad hoc di font e lettering all’interno di progetti di branding, Federico utilizza la forma dei caratteri tipografici per rappresentare valori ed emozioni che comunicano uno storytelling unico e riconoscibile.
Grazie ad un processo creativo basato sulla rigorosa cura dei dettagli, i suoi lavori tipografici riescono ad essere allo stesso tempo veicolo di un messaggio scritto ed icone rappresentanti un determinato concetto.

Ha partecipato come speaker a festival e convention come: OffFestival (Barcellona 2011), Get Set Festival (Porto 2011 e 2012), Creativity Day (Milano e Roma, 2013 e 2014)  -ING (Dubai 2016) ed ha realizzato fonts distribuiti da i più importanti shop on-line: YouWorkForThem, HypeForType e Myfonts.

Il suo lavoro è stato recentemente premiato con il “Certificato di Eccellenza Tipografica” dal Type Directors Club di New York, ed è stato pubblicato dalle più importanti case editrici e network che si occupano di graphic design: Gestalten, Viction:ary, Index Book, IdN Magazine, Behance, WorkingNotWorking.

MARCO LODOLA nasce nel 1955 a Dorno (PV). E’ tra i fondatori del movimento del Nuovo Futurismo degli anni ‘80, teorizzato dal critico Renato Barilli.

Dall’esperienza futurista Lodola, mutua l’uso appassionato del colore, l’energia dirompente della luce e soprattutto, forse prima di tutto, l’idea dell’arte come parte integrante della vita, senza elitarismi e confini arbitrari.

Dal 1983 ha esposto le sue figure in plexiglass a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid, Barcellona Parigi e Amsterdam.

Nel 1994 è uno dei primi artisti europei ad esporre su invito della Repubblica Cinese nei locali degli ex archivi della città imperiale di Pechino.

Nel 1996 espone negli Stati Uniti a Miami e a New York. Partecipa alla XII Quadriennale di Roma e alla VI Biennale della Scultura di Montecarlo.

Ha disegnato nel 1999 la collezione “Tazzine ballerine” per la “Illy”.

È noto anche al grande pubblico per le sue collaborazioni con protagonisti della cultura e dello spettacolo, con scrittori come Aldo Busi e con alcuni tra i personaggi più popolari della musica italiana, i Timoria, gli 883 di Max Pezzali e Jovanotti.

Marco MANZELLA Nato a Livorno nel 1962, dopo il Liceo Artistico si è diplomato in restauro, occupandosi per diverso tempo di dipinti murali e tecniche artistiche antiche, per poi dedicarsi definitivamente alla sola pittura.

Ha iniziato l’attività espositiva nel 1985 sviluppando il suo interesse per alcuni episodi della pittura toscana quattrocentesca e per l’arte figurativa della prima metà del ‘900.

Alla fine degli anni Novanta inizia un avvicinamento alla pittura figurativa dell’area anglosassone, soggiornando a lungo negli Stati Uniti. A partire da questo periodo gli interni dei primi anni si aprono verso visioni ricche di colori caldi dove l’elemento acqua prende sempre una maggiore importanza.

Nel 1998 partecipa al Plein-air Internazionale di Mirabel, organizzato dalla città di Darmstadt (D) iniziando un fruttuoso rapporto con alcune gallerie tedesche.

Inoltre, da sempre attratto dalla cultura iberica, dal 2001 il suo lavoro viene riconosciuto anche in Spagna con una serie di mostre in spazi istituzionali.

Nel 2004 i Laboratoires Boiron di Lione hanno scelto un suo dipinto per una loro campagna pubblicitaria in Francia. Nei lavori degli ultimi anni si conferma la vocazione per una pittura di forte valore narrativo. Alcune composizioni recuperano il tema del paesaggio, immaginato però come costruzione artificiosa staccata da qualsiasi riferimento ad un luogo reale.

Parte della sua produzione è dedicata alla grafica, che comprende disegni ed acqueforti. Ha collaborato nel corso degli anni con numerose gallerie italiane (tra queste Stefano Forni, Bologna – Poggiali e Forconi, Firenze – Entroterra, Milano) e straniere (Galerie Artis, Darmstadt – Jorge Alcolea, Madrid e Barcellona). Vive e lavora tra Viareggio e Brescia.

Opere d’arte partendo da un materiale preesitente che con fantasia e abilità trasforma in sculture, oggetti di design: vere e proprie opere d’arte.

“Ognuno di noi ha una vocazione, la mia era quella di fare l’artista. Attratta da sempre dai molteplici mezzi espressivi, il mio percorso artistico si sviluppa attraverso la ricerca delle potenzialità dei materiali più diversi nel divenire opere d’arte.
Ogni realizzazione è laboriosa, ricercata, in bilico tra le arti nobili e l’artigianato, parte integrante del mio bagaglio culturale ed esperienziale fin dall’infanzia.”

SAVETHEWALL è un artista che agisce secondo il metodo della deriva e del détournement situazionista per proporre opere che interpretano temi e costumi della società contemporanea in chiave ludica o polemica, ironica o dissacrante.

Una “decostruzione e ricostruzione dei codici linguistici” che Mr. Savethewall opera attraverso le modalità e le tecniche di intervento della Street Art, in primis l’utilizzo dello stencil su supporti di derivazione urbana e di largo consumo come cartone, carta da pacchi, legno, metallo, materiale di riciclo.

Tra le più recenti esposizioni si segnalano: nel 2013 la personale “King Com” a Como; nel 2014 la doppia personale a Parma, intitolata “It’s an icon”, a cura di Chiara Canali, al Palazzo Le Malve, evento collaterale di CibusLand, e la partecipazione al 27° International Grand Prix Advertising Strategies al Teatro Nazionale di Milano, dove Mr. Savethewall ha presentato un’imponente installazione ottenuta con oltre 200 scatoloni assemblati.

Per l’edizione 2014 de “La grande invasione”, il Festival della Lettura di Ivrea, l’artista ha rivisitato il logo e inaugurato una mostra diffusa in diversi punti della città. Inoltre, a luglio 2014 ha partecipato a Cartasia, Festival internazionale della carta e Biennale d’arte contemporanea che si è svolta a Lucca.
Nell’ottobre 2014 è stato selezionato con l’opera “Bolla di Cartone” per la sezione Indepentes5 di ArtVerona e, durante la Settimana dell’Arte di Torino, ha presentato il progetto “Balloon Art”, a cura di Chiara Canali, nella fiera sperimentale The Others Fair.
Sempre nel 2014 ha esposto presso Fabbrica Borroni a Bollate (Mi) all’interno della rassegna BollARTe.

Nel 2015 ha esposto, a cura di Chiara Canali, a Como in San Pietro in Atrio la personale The story. Vive e lavora a Como.

UGO NESPOLO nasce a Mosso S. Maria (Vercelli) nel 1941.

Studia all’Accademia di Torino, dove espone per la prima volta nel 1966.

Nel 1973 espone alla Arras Gallery di New York, nel 1975 al Museo d’Arte Moderna a Tokyo e nello stesso anno a Palazzo dei Diamanti a Ferrara e al Centro Internazionale di Brera a Milano.

Negli anni ‘80 prosegue intensa la sua attività e in lui il “concetto” non viene mai a mancare, anche se spesso denso di significato dissacrante.

Nel 1983 partecipa a Palazzo Reale a Milano a “Jarry e la Patafisica”.

Nel 1990 tiene una personale al Palazzo dell’Arengario a Milano.

Lo scorso anno la GAM di Torino gli ha dedicato un’importante retrospettiva a partire dai lavori degli anni 60.

Attualmente vive e lavora a Torino e New York.

Nato nel 1964 a Marina di Grosseto dove vive e lavora, Armando Orfeo fa le sue prime esperienze artistiche nell’ambito della grafica.

Inizialmente collabora con riviste di fumetto d’autore e pubblica una serie di brevi storie di personaggi di sua invenzione. E’ uno dei fondatori dell’associazione culturale ACHME con la quale organizza alcune rassegne d’arte multidisciplinare. Il suo lavoro si sviluppa su diversi fronti e spazia fra la grafica, l’illustrazione e la pittura.

Nel 1996 è uno dei fondatori dell’associazione culturale Pigmenti Arte e partecipa a tutte le manifestazioni promosse dall’organizzazione.

Dal 1994 ad oggi espone in numerose mostre collettive e sempre da quella data è presente con mostre personali nelle principali città italiane ed europee. La pittura onirica di Armando Orfeo è contraddistinta da segni e simboli, all’interno dei quali, l’osservatore è chiamato a districarsi, coinvolto in un percorso labirintico, di grande impatto visivo ed emozionale. Quello di Orfeo è anche un viaggio della memoria, un percorso negli angoli più nascosti della sue psiche, dove si affollano i ricordi.

Questo scontro fra razionalità ed irrazionalità, realtà ed immaginazione, quotidianità ed utopia, sembrerebbe irrisolto se l’artista non avesse mancato di ricondurci ad una soluzione finale, racchiusa all’interno di opere circolari, bordate di immagini che compendiano le dicotomie, ripetute in tutte le opere.

PIERPAOLO ROVERO nasce a Torino nel 1974, dove vive e lavora. 

Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia Disney di Milano, si laurea in comunicazione. A 20 anni collabora con la Walt Disney Company Italia e pubblica in Francia, Olanda e Belgio diversi volumi a fumetti; dal 2007 espone in varie gallerie. Dal 2008 è insegnante presso l’Accademia di Torino.

La sua tecnica pittorica, considerata d’avanguardia, è unica e rappresenta una sintesi tra intervento manuale ed elaborazione digitale.

MASSIMO SANSAVINI è nato a Forlì nel 1961, si è diplomato presso il Liceo Artistico “P. L. Nervi” e successivamente all’Istituto per il Mosaico “G. Severini” di Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

Le sue basi artistiche si sono venute a formare agli inizi degli anni ’80, attraverso lo studio, la ricerca e l’esperienza personale, rivolta alla conoscenza e all’utilizzo del legno associato a lacche e resine industriali. Vive e lavora a Forlì. Sansavini prende il legno, lo taglia, lo leviga, lo colora, incolla pezzo dopo pezzo sulla base d’alluminio e poi, grazie alle vernici industriali trasparenti, gli regala una lucentezza straniante che lo rende splendente come una ceramica.

È questa luminosità ad enfatizzare i volumi, a dare ai lavori di Sansavini quella qualità tattile che seduce lo spettatore costringendolo ad allungare la mano e a toccarli.

Daniele Tozzi nasce a Roma nel 1981, dalla seconda metà degli anni novanta entra in contatto con la cultura hiphop e in special modo con il writing, passione che gli cambierà la vita. Studia grafica presso lo IED di Roma diplomandosi in Digital Design nel 2003, subito dopo comincia a lavorare come graphic designer per aziende, infine specializzato nel disegno di lettere a mano, collabora come freelance per agenzie di comunicazione e clienti privati, nazionali e internazionali.

Ha tenuto corsi e workshop a Berlino, Milano, Ravenna, Roma, Napoli. 

La passione tra studio del lettering e grafica si tramuta in originali tavole dipinte a china e acrilici colorati; caratteri tipografici prendono forma da citazioni di canzoni e testi, background culturale dell’artista, diventando complessi calligrammi. Le lettere diventano una forma d’arte che parla attraverso le opere. In un mondo sempre più rivolto al digitale, il ritorno alla scrittura manuale è spunto per una riflessione sui tempi (frenetici) moderni: “Il futuro è il passato…”

Dal 2010 comincia la carriera artistica, esponendo presso gallerie, spazi espositivi e festival in Italia, negli ultimi anni è tornato a dipingere sul muro i suoi enormi calligrammi, inserendosi nella corrente del post-graffitismo moderno.

Paolo Guadalupi  è nato a Milano nel 1975, ha una formazione tecnica, ma già durante le scuole superiori coltiva già la passione per il design e l’armonia delle forme.

Nel 2000, dopo diversi anni di lavoro,  decide di seguire la sua vera passione e iscriversi all’Interior Design Institute di Milano.

Dal 2002 diventa assistente designer.

Nel 2003 partecipa al “Premio Internazionale Piranesi”.

Nel 2004 si laurea con lode presentando un progetto di un allestimento temporaneo di quattro suite nel parco di Villa Adriana (Tivoli).

Nel 2005 si trasferisce in Canada e si iscrive al Renisson College presso la Waterloo University di Kitchener (Ontario), dove accresce la sua esperienza nel mondo del design internazionale.

Tornato in Italia collabora con diversi studi di architettura e interior design, fornendo un supporto alla progettazione grafica tridimensionale.

Nel 2005, incontra Francesco Faravelli durante la creazione dello stand per Maison & Object a Parigi.

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